music won't save you

living_hourLIVING HOUR – Living Hour
(Lefse, 2016)*

Winnipeg, Manitoba, a.d. 2016, o ovest di Londra, all’incirca un quarto di secolo prima? Luoghi, tempi e immagini possono essere concetti relativi, tra le dissolvenze originate da cascate di chitarre liquide e veli di tastiere evanescenti. Tanto per scoprire subito le carte in tavola, l’omonimo debutto dei canadesi Living Hour non può fare a meno di tornare a materializzare i ricordi delle turbinose maree chitarristiche degli Slowdive e, in generale, degli aspetti più sognanti di quella psichedelia divenuta shoegaze ormai da qualche tempo divenuta oggetto di convinta riscoperta, in particolare al di là dell’Atlantico.

Sgombrato il campo dalle inevitabili associazioni, il quintetto canadese confeziona otto brani incentrati su effetti chitarristici, ora languidi ora impetuosi, e sulle armonie vocali della cantante e tastierista Samantha Sarty. Come spesso avviene con gli attuali epigoni dello shoegaze, i brani dei Living Hour sono mediamente lunghi, senza tuttavia…

View original post 308 more words

Advertisement